Il giovane Ghiase aveva visto una volta solo la bellissima Emme, ma si era convinto che ella era la
più bella fanciulla di tutta la regione. Senza perdere tempo, Ghiase chiese ai genitori di Emme che
gli concedessero la figlia in sposa; poi tornò al suo villaggio, a fare i preparativi per le nozze. Il
giovane felice, decantava ai parenti e agli amici la bellezza della sposa. Il padre di Emme era un
uomo molto ricco e, desiderando che la figlia arrivasse al villaggio dello sposo con un seguito
conveniente, comprò per lei la più bella schiava e diede ordine alla figlia minore di seguire la
sorella. Così Emme, finalmente pronta per le nozze, lasciò la sua casa accompagnata dalla schiava e
dalla sorella più piccola; dovevano camminare tutto il giorno per arrivare al villaggio di Ghiase, ma
erano allegre e contente e non sentivano la stanchezza. Poco prima del tramonto le tre ragazze
arrivarono in vista del villaggio; si trovavano, in quel momento, sulla riva di un fiume ed ebbero
l'idea di fare un bagno per togliersi di dosso la polvere della strada. Il fiume era abitato dal genio
dell'acqua, il quale aveva potere lungo tutto il suo corso; ma Emme non lo sapeva e fu la prima a
scendere verso la riva e a mettere i piedi nell'acqua fresca, mentre la sorellina era ancora indietro e
la schiava la guardava. Ora dovete sapere che la schiava si era accorta che il genio guardava verso di
loro, ma non volle trattenere Emme; anzi, le diede una spinta, e la fanciulla cadde proprio vicino al
genio, che l'afferrò e se la portò via nel fondo. La sorellina cominciò a piangere, ma la schiava la
minacciò:
- Se continui a piangere, ti butto nel fiume, dove farai la fine di tua sorella! Guai a te se racconterai
a qualcuno quello che hai visto ! Vieni con me e tieni sempre la bocca chiusa!
Detto questo, diede il suo fagotto alla bambina e si avviò verso il villaggio di Ghiase. Quando
Ghiase vide ferma davanti alla sua porta la giovane con la bambina rimase un po' male, perché gli
sembro di non riconoscere in lei la sposa bellissima che si era scelto. Ma pensò che forse il viaggio
l'aveva stancata e fece entrare la giovane nella sua capanna, perché si riposasse. Poi riunì tutta la
comunità per organizzare i giochi e i banchetti; ma quelli che venivano davano uno sguardo alla
schiava e poi dicevano tra loro :
- E questa sarebbe la bellezza che Ghiase ha tanto decantato?
Ma badavano bene che Ghiase non udisse, perché tutti gli volevano bene e non volevano dargli un
dispiacere. Intanto i giorni passavano e Ghiase, per un motivo o per un altro, rimandava sempre la
cerimonia delle nozze. La donna aveva presentato la sorellina di Emme come una piccola schiava al
suo servizio; la trattava malissimo, rimproverandola sempre e picchiandola con un bastone. Ogni
giorno pretendeva che andasse al fiume con brocche grandissime ad attingere l'acqua fresca. La
bambina avrebbe voluto ribellarsi e raccontare a Ghise quando era accaduto al fiume, ma poi il
timore della schiava la faceva tacere. Ghiase, che si era accorto di questi maltrattamenti, un giorno
domandò alla schiava:
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